Tetris ha trent’anni ma non li dimostra.

Trovai il primo esemplare di Tetris su un floppy disk da 360 kB, conservato con altri dischetti fra il materiale di un’azienda cui facevo una delle mie prime consulenze da free lance. Correva l’anno 1985. Da allora l’ho giocato su PC, il primo era un IBM 5150 con 128 kB di RAM, in qualche bar, dove avevano la versione da sala giochi, sui vari desktop, sempre più potenti, che si sono dati il cambio nel mio studio, sulla console di qualche amico o parente e perfino su un IBM S36. Alla collezione manca solo il tablet e lo smartphone. Senza vincere mai una partita.

Infatti, uno dei segreti del fortunato gioco, frutto della fantasia e dell’inventiva di Alexey Leonidovich Pajitnov è che a Tetris non è possibile vincere, mai. Si possono superare moltissimi livelli ma quello successivo sarà più veloce e metterà a dura prova i riflessi del giocatore più abile fino ad arrivare al fatidico e inevitabile “Game Over”.

Inutile raccontare il meccanismo del gioco, conosciuto in tutto il mondo e distribuito in un numero impressionante di esemplari e varianti, quasi tutte caratterizzate dall’accattivante motivetto musicale. Personalmente giocavo a Tetris per rilassarmi e per ritrovare la concentrazione dopo ore trascorse a codificare programmi. Forse perché a ogni riga completata che spariva dal monitor, avevo l’immediata sensazione di aver risolto un problema.

Sugli effetti che il Tetris può avere sul cervello umano, come per tante altre cose, esistono opinioni contrastanti. Secondo alcuni esperti di psicologia il gioco provocherebbe effetti positivi sulla nostra mente che vuole risolvere le questioni in sospeso (come i blocchi colorati che cadono) ed è gratificata quando riesce a completare un percorso.

Secondo altri, invece, i giocatori più assidui vanno incontro a una sorta di “effetto Tetris”, un modo di ragionare che porta a vedere il mondo che ci circonda come un enorme puzzle nel quale impilare tutti gli oggetti che ci circondano dai più piccoli ai più grandi. Non so quale delle due scuole di pensiero sia nel giusto e, francamente, la cosa non m’interessa più di tanto. Di una cosa sono sicuro: a costo di perdere un’intera giornata ritroverò il Cd con la mia copia del Tetris, fosse solo per controllare se i miei riflessi e il mio cervello rispondono ancora come quando avevo trent’anni.

Ksirtet

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