Equo Compenso: firmato il decreto

Dopo mesi di rinvii e trattative il ministro Franceschini ha firmato il decreto che “rimodula” gli importi del “compenso per la riproduzione di fonogrammi e videogrammi previsto dalla legge sul diritto d’autore”, quello comunemente chiamato “Equo Compenso”. Inutile dire che il decreto ha incassato il consenso e la soddisfazione della SIAE e l’annuncio di un ricorso da parte dei produttori di Cd, Dvd e memorie varie che saranno colpite direttamente dal provvedimento.

Piuttosto che addentrarsi in polemiche, è il caso di chiarire che cosa è l’equo compenso per copia privata e quali sono gli aumenti previsti dal decreto. L’equo compenso in Italia è stato introdotto da una legge del 2003 emanata in applicazione di una direttiva UE del 2001. L’ultimo aggiornamento delle tariffe, che per legge doveva essere triennale, risale al 2010 e, di conseguenza, il decreto di ieri arriva, quindi, almeno con qualche mese di ritardo.

Il concetto alla base dell’equo compenso è che il possesso di un supporto che potrebbe contenere una copia di una qualsiasi opera dell’ingegno (musica, video, libri eccetera) deve versare agli autori, in Italia rappresentati dalla SIAE, una somma per compensare il mancato introito della vendita di un esemplare originale. Un concetto, se vogliamo, abbastanza coerente. Se voglio una copia del Cd preferito per ascoltarlo, per esempio, in macchina è giusto che riconosca all’autore dei brani una somma di denaro.

Nel decreto “Equo Compenso” sono state introdotte alcune novità con le tariffe riguardanti smartphone e tablet che sono “tassati” di quattro euro (dispositivo con memoria di massa da sedici GB) mentre per le schede di memoria e le penne drive USB da quattro GB si pagheranno, rispettivamente, trentasei e 40 centesimi di euro.

Definito da molti una stangata su smartphone e tablet, l’adeguamento dell’equo compenso per copia privata, secondo il ministro Franceschini, “non prevede alcun incremento automatico dei prezzi di vendita” perché gli smartphone e tablet sono venduti a prezzo fisso. Di tutt’altro tono le dichiarazioni riportate dalla Stampa del presidente di Confindustria Digitale Elio Catania che parla di “un provvedimento ingiustificato che non riflette il comportamento dei consumatori e l’evoluzione delle tecnologie e non è in linea con lo sforzo che il Paese deve compiere per sostenere l’innovazione digitale”.

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