Hackers, non sono pirati!



L’ultima volta che ho fatto un’affermazione del genere sono stato guardato dai miei interlocutori, che erano giovani informatici, come se avessi detto una delle più grosse corbellerie al mondo. Il fatto è che il termine hackers, nel linguaggio comune, è utilizzato dalla stampa, specializzata e non, per indicare i pirati informatici, categoria di malnati (usiamo un termine “corretto”) che adoperano le loro conoscenze tecniche per mettere in tasca, in modo fraudolento, qualche dollaro o qualche migliaio di dollari.

Lo “smanettone”, questo il significato letterale del termine, cerca di scoprire falle di sicurezza e penetrarle per suo gusto personale, spinto da un’insaziabile curiosità e normalmente non fa danni, lasciando solo una traccia del suo passaggio oppure, molto spesso, segnalando al responsabile il problema di sicurezza che gli ha permesso di penetrare il sistema.

Il termine hacker fu coniato, pare, nel prestigioso MIT, dove erano definiti così chi faceva le classiche goliardate che hanno reso famoso il college statunitense e i suoi studenti nel mondo. In seguito il termine “hacking” iniziò ad assumere un diverso significato, più vicino alla ribellione e alla reazione alle rigide regole di competizione e di comportamento che vigevano nel campus. I primi a essere violati furono i tunnel e i corridoi con le relative porte vietate, poi, con l’arrivo dei primi elaboratori gli smanettoni misero le mani sui primi computer riuscendo a ridurre notevolmente le numerose righe di codice che componevano un programma.

Senza voler entrare nella storia del software basti ricordare che i principi di Richard Stallman, fondatore della “Free Software Foundation” e principale autore della “GPL – General Public License”, erano quelli di libertà di azione da parte dell’utente all’interno del software in modo da poterlo migliorare e renderlo più aderente alle proprie necessità. Un esempio della filosofia di questi moderni smanettoni ci viene, proprio in queste ore, dal lavoro di un hacker, pod2g, che ha scovato e segnalato una falla nella sicurezza degli SMS su iOS. Apple ha risposto riconoscendo il problema e invitando i propri utenti a prestare attenzione ai messaggi con collegamenti ipertestuali.

Di tutt’altra pasta i veri masnadieri del web e di tutte le tecnologie informatiche, i “cracker”, che seguono lo stesso percorso di ricerca di uno smanettone cercando continuamente di violare la sicurezza dei sistemi allo scopo di forzare le protezioni e mettere le mani nelle tasche degli altri utenti. Sono questi i veri pirati informatici.