Sembra che il mondo della tecnologia sia pervaso di una voglia di umanizzare gli oggetti prodotti, dotandoli, al posto degli strumenti analogici e delle lucine colorate di una propria voce spesso dal sesso e dal tono adatto proprio all’oggetto stesso e, soprattutto, dotandoli di supporti hardware e software in grado di far loro comprendere i nostri desideri.
Siri, la supersegretaria degli ultimi iPhone, è solo la punta dell’iceberg. Nuance Comunications con le sue applicazioni Dragon è la leader incontrastata del settore, anche se il 50% dei suoi prodotti sono destinati alla sanità. Infatti, e proprio dalla sanità che parte il cammino ventennale dell’azienda del Massachusetts, da quell’intuizione geniale di Paul Ricci che lentamente e inesorabilmente sta eliminando il lungo e paziente lavoro di sbobinamento delle segretarie degli studi medici.
Con i prodotti Dragon di Nuance, infatti, il radiologo, il patologo e gli altri specialisti, impegnati nella redazione di un referto, parlano guardando la lastra o osservando il campione al microscopio e, quasi per incanto, le parole si compongono sullo schermo e creano il documento pronto da stampare. E, anche se non pubblicizzata, esiste un’applicazione per tutti gli iPhone, Dragon!Go, in grado di svolgere quasi le stesse funzioni di Siri, almeno per quel che riguarda le ricerche.
Anche gli altri colossi dell’informatica, oltre Apple, sono impegnati nella ricerca dei sistemi di riconoscimento vocale. Google ha il suo Activation Voice e Microsoft ha Tell Me e tutti sono convinti che la frontiera del riconoscimento vocale sarà la prossima sfida da affrontare e vincere. Con buona pace della privacy a meno di utilizzare proprio la voce per la gestione delle password.
Resta da sciogliere il nodo delle inflessioni e del perfetto riconoscimento delle espressioni. Oggi i sistemi di riconoscimento vocale sono in grado di riconoscere uno o più profili ma bisogna allenarli a riconoscere la nostra voce. Parlando loro con calma, come ai bambini. E verrà il giorno in cui potremo rispondere alla sveglia che ci chiama al dovere “non ne ho voglia, oggi” per zittirla.



























