Chip cerebrale: continuano i successi

Dopo anni di sperimentazioni, se ben ricordo era il 2006 quando Cyberkinetics Inc. diede notizia dei primi successi del suo BrainGate, ricompare la notizia di un disabile che è riuscito a muovere un braccio meccanico con la sola forza del pensiero.
Sembra quasi di rivivere film di fantascienza dove a persone vittime di gravi incidenti sono impiantati potentissimi arti artificiali comandati direttamente dal cervello. La tecnologia, che negli Stati Uniti ha cospicui finanziamenti, come dicevamo non è assolutamente una novità perché già nel 2006 un venticinquenne inchiodato su una sedia a rotelle riuscì a comandare un PC utilizzando internet e la posta elettronica oltre che a compiere elementari movimenti con un braccio robotico grazie a 100 elettrodi impiantati nella corteccia celebrale con una complessa operazione neurochirurgica. Ovviamente con il passare degli anni le tecnologie si sono affinate e le cosiddette interfacce neurali, ideate negli anni ottanta, si sono notevolmente evolute riuscendo, soprattutto a raggiungere dimensioni dei chip molto piccole. L’ultima notizia, in ordine di tempo, ci giunge dalla Pennsylvania, precisamente dalla Johns Hopkins University di Pittsburgh, dove l’equipe coordinata da Michael McLoughlin è riuscita a mettere a punto la tecnologia e a condurre l’esperimento durato solo un mese. Il risultato, il paziente è riuscito a “battere il cinque” alla propria fidanzata comandando il braccio robotico con la sola forza del pensiero, il giorno prima della scadenza dei termini dati dalla Food and Drugs Administration, che detta sempre regole severissime per le sperimentazioni di farmaci e protesi su esseri umani. Ovviamente l’esperimento, che per inciso sembra sia costato un centinaio di milioni di dollari al dipartimento della difesa, continuerà su altri soggetti allo scopo di perfezionare al massimo il chip. Siamo ancora lontani da protesi come quelle viste in film come ”Robocop” o “Io Robot”. Ma dal sentiero tracciato dai primi pionieri negli anni ottanta inizia a svilupparsi una strada che potrebbe portare una soluzione reale a tanti diversamente abili.
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